Il 26enne del Gambia ha violentato una donna di 60 anni nel parco di Tor Tre Teste. È stato inchiodato dalle telecamere di sicurezza. L’uomo ai carabinieri: “Ero drogato”
Campania, Fico candidato della sinistra e De Luca Jr segretario Pd. Ma scoppia la rivolta interna ai dem
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26 agosto 2025
Il centrosinistra si prepara ad ufficializzare la candidatura di Roberto Fico alla guida della Regione Campania. L’annuncio arriverà nei prossimi giorni e, secondo quanto filtra, sarà il leader M5S Giuseppe Conte, insieme al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, a lanciare la campagna elettorale dell’ex presidente della Camera. Non ci sarà, invece, Carlo Calenda: “Azione non c’è. Io prima di mettere la Campania in mano a Fico mi taglio le mani. Ci sono dei consiglieri regionali che lo supportano? Li perderò”, taglia corto il centrista, fuori dal ‘campo largo’ anche nelle Marche, in Calabria e in Toscana. A ‘sbloccare’ l’intesa sul successore di Vincenzo De Luca, anche la partita interna al Pd che coinvolge il figlio dell’attuale governatore. Piero De Luca, infatti, si avvia a diventare il candidato unico alla segreteria regionale dem dopo anni di commissariamento. E’ una riunione tra Elly Schlein e i componenti campani della segreteria Pd Sandro Ruotolo e Marco Sarracino a creare i presupposti per una ‘schiarita’. La leader dem, insiste sull’unità del partito, chiedendo di fatto ai suoi di non forzare la mano con la corsa, che pure era stata ipotizzata, dello stesso Ruotolo. “La candidatura di Fico c’è già, i problemi sono interni al Pd e stiamo lavorando per risolverli, De Luca Jr è solo un tassello del congresso regionale, ma c’è tutto un quadro da ricomporre”, è il ragionamento che viene fatto da chi, in ogni caso, non intende rompere e vede comunque il bicchiere mezzo pieno: “Stando così le cose, Schlein sarà la prima segretaria a mettere fine al regno di Vincenzo De Luca, il fatto che il prezzo da pagare sia Piero segretario in Campania, qualifica comunque l’attuale governatore, non ne esce bene”, ragionano i detrattori.
Non tutti, però, all’interno del partito, la pensano così. Pina Picierno parte all’attacco: “Dopo anni di commissariamento, è dignitoso che il congresso regionale della Campania diventi solo moneta di scambio per accordi decisi altrove? È rispettoso della comunità democratica, degli iscritti, dei circoli, degli elettori quello che sta accadendo? Apprendiamo da notizie stampa di riunioni tra pochi, ridotti ormai ad una gestione privata, oligarchica del Partito democratico che mi lascia basita – mette nero su bianco sui social l’eurodeputata campana del Pd – E questo sarebbe il nuovo Pd?”.
Chiusa, pur con qualche strascico, la partita Campania (dopo aver già lanciato le candidature unitarie nelle Marche e in Calabria, Toscana e Veneto), resta da risolvere il rebus Puglia. “Prima o poi troveranno un accordo, Antonio Decaro si candida. Tratteranno tra di loro per il ruolo di Michele Emiliano o Nichi Vendola, ma non c’è un candidato in alternativa”, insistono ai piani alti del Pd. Intanto è Stefano Bonaccini a pungere l’attuale governatore pugliese: “Da presidente del Pd non interferisco. Ma poiché stimo Michele, gli dico: meglio sentirci utili, che indispensabili. Dopo aver guidato bene, per dieci anni, la Puglia, si può cambiare e svolgere ruoli altrettanto importanti e, come nel suo caso, meritati”, argomenta. Poi sentenzia: “Tutti stanno aspettando Antonio: ha caratura da leader nazionale, ha preso mezzo milione di preferenze alle Europee, ama la sua terra in maniera viscerale. Tant’è che la destra non sarebbe nemmeno chi schierargli contro”. In effetti lo stallo a destra non si sblocca. La maggioranza ha scelto la linea attendista, aspettando che gli avversari scegliessero le pedine (e sperando, in qualche caso, a spaccature interne al campo largo sin qui non arrivate) prima di decidere sui nomi. Dai territori si aspetta il tavolo tra i leader, atteso per inizio settembre. Saranno Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi a trovare la quadra, in un vertice che tutti si aspettano “decisivo”.
Danilo Toninelli, l’ultimo delirio: “Perché Meloni accarezza un cane corso italiano”
lunedì 25 agosto 2025condividi
2′ di lettura
Eccoci qui, altro giro altro reel a limite del delirio di Danilo Toninelli. Questa volta, l’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha deciso di dedicare un minuto del suo preziosissimo tempo a Giorgia Meloni. Come è noto, qualche giorno fa, durante le sue vacanze in Puglia, la premier ha visitato un allevamento di cani. Apriti cielo, non l’avesse mai fatto. Toninelli impugna il cellulare, lo posiziona in modalità selfie e via, clippino dall’auto per spiegare al suo “pubblico” il motivo per cui il presidente del Consiglio ha scelto di dare una carezza a qualche amico a quattro zampe. Facciamo parlare Toninelli: “Giorgia Meloni che si fa riprendere con un cane che accarezza affettuosamente ricorda Berlusconi con Dudu. Ricordate quel barboncino bianco con cui lui si faceva riprendere costantemente per accaparrarsi l’elettorato, degli animalisti domestici, amanti dei cani e così via sta facendo la stessa cosa Meloni”.
Finito qui? No. Toninelli è un fiume in piena e così attacca ancora a testa bassa la premier in un monologo il cui senso è davvero difficile comprendere: “Semplicemente un’operazione propagandistica per empatizzare, per diventare simpatica e familiare a tutti quegli italiani che sono decine di milioni che hanno un cane in casa. Quindi non pensate che l’abbia fatto così perché è capitato l’ha fatto per un’idea precisa propaganda meloniana che è uno storytelling dove lei vuole dimostrare di essere dolce, familiare”. Potrebbe fermarsi qui. E invece decide di chiudere con uno spannung degno della tradizione del nostro “pancia a terra”: “Quella del cane, la scelta del corso italiano è strategica perché è un cane e quindi avvicina tutti gli amanti dei cani, ma è anche un cane italiano forte e muscoloso per far vedere che lei è forte e muscolosa”. Inutile dire che un minuto dopo la pubblicazione sui social di questa perla rara, ecco che arrivano gli insulti: “Pagliaccio. Ti brucia tanto che ti attacchi a tutto per farti passare il prurito. Impara a fare l’uomo e non il quaquaraquà”, scrive un utente. Un altro si limita a un classico: “Ma ancora parli?”. Poi c’è chi affronta il tema di petto e mette spalle al muro Toninelli: “Almeno dopo anni di chiacchiere questo governo ha inasprito in modo importante le pene per chi abbandona e chi maltratta gli animali. Voi e colleghi solo chiacchiere”. Infine c’è chi lo sotterra con una solo affermazione: “Certe persone non hanno bisogna di farsi riprendere con animali domestici per accaparrarsi voti! È più probabile che serva a te”. Nulla da aggiungere.
Filorosso, il Pd vuole “legalizzare” gli abusivi. Vannacci a valanga su Majorino
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Per il Pd i centri sociali e le aree occupate abusivamente non vanno sgomberate e restituite ai proprietari o alla collettività, ma vanno “legalizzate”. Nel corso di Filorosso, il programma condotto da Manuela Moreno su Rai3 lunedì 25 agosto, si parla del caso Leoncavallo e va in scena lo scontro tra Pierfrancesco Majorino, autorità dem a Milano, e il leghista Roberto Vannacci.
Per l’esponente del Pd lo sgombero deciso dal governo è “un atto politico”. “Un’azione di legalizzazione la realizzò da sindaca Rosa Russo Iervolino a Napoli”, afferma Majorino, perché “a un certo punto si sono posti il tema. Ma cosa faccio? Continuo a fare il muro contro muro o tento una soluzione positiva proprio per farle stare dentro a un sacrosanto rispetto delle regole? E ciò è quello che stava avvenendo finalmente con il comune di Milano”. E ancora: “Non c’è niente di casuale, io credo che siamo di fronte evidentemente a una scelta politica”.
Il generale, eurodeputato della Lega, respinge in toto il ragionamento: “Legalizzare un’occupazione abusiva è il fallimento dello Stato e dell’ordine costituito, perché ogni occupante abusivo lo fa e lo continua a fare nella speranza di essere legalizzato. Quindi è proprio un procedimento sbagliato per tesi”.
Insomma, argomenta Vannacci, “noi non possiamo legalizzare ciò che è illegale, assolutamente.E poi cosa vorrebbe dire legalizzare questo spazio? Ma chi paga? Perché se vuol dire che il comune lo compra e poi lo dà in cessione gratuita a qualcuno che lo usa, ma chi paga queste spese? I cittadini onesti che si alzano alle quattro del mattino per andare a lavorare, che comprano le loro case, che affittano le loro case ai loro negozi e devono pagare qualcun altro che invece abusivamente è stato legalizzato all’interno di questi spazi?”. Insomma, come la giri non va. “Sono contrario a qualsiasi abusivismo. La legalità e l’ordine devono regnare in uno Stato libero e democratico. Gli spazi per l’aggregazione sono quelli di tutti gli altri cittadini. Ci sono gli oratori, ci sono le chiese, ci sono i campi sportivi, ci sono i parchi cittadini. Perché questi signori hanno bisogno di zone diverse dove effettuare le loro attività? Come mai sono diversi dagli altri cittadini che invece devono pagare i luoghi di aggregazione o comunque usufruiscono di quelli pubblici?”.
Trump risente Putin e striglia Zelensky: “Non daremo più un soldo all’Ucraina”
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25 agosto 2025
Donald Trump ha risentito Vadimir Putin. Segno che il dialogo tra i due è avviato, anche se non si vedono ancora i profili di una soluzione all’orizzonte. La chiamata è avvenuta dopo la telefonata di lunedì 18 e l’incontro di Ferragosto in Alaska. “Ogni conversazione che ho con lui è una buona conversazione”, ha detto Trump, “ma poi purtroppo viene lanciata una bomba su Kiev o da qualche altra parte e io mi arrabbio molto”, ha aggiunto, mostrandosi però fiducioso sulla possibilità di porre fine al conflitto. Il leader russo, col quale il tycoon ha parlato non solo di Ucraina ma di altre cose come “missili e nucleare”, non vuole parlare con Volodymyr Zelensky perché “non gli piace”, i due non si piacciono, ha riferito il Capo della Casa Bianca. Per il tycoon, tuttavia, i due “dovrebbero incontrarsi prima che io abbia un incontro e probabilmente concluda un accordo”.
The Donald è tornato anche ad attaccare Zelensky, accusandolo di essere stato “il più grande venditore del mondo”. “Ogni volta che se ne andava dalla Casa Bianca si portava via milioni di dollari”, ha detto il presidente nello Studio Ovale. “Non paghiamo più un soldo all’Ucraina, anzi è proprio il contrario”, ha sottolineato, “non spendiamo più soldi per l’Ucraina. Ora vendiamo armi alla Nato”. Zelensky si dice pronto a vedere Putin, perché “questo è il formato necessario per risolvere le questioni chiave” ma “ora, la stessa prontezza è necessaria da parte di Mosca”. Le premesse, per il presidente ucraino, non sono delle migliori: “Non considero le dichiarazioni fatte dalla parte russa – ovvero che sono pronti a non impadronirsi di altre terre dell’Ucraina – come concessioni”. Tra le due sponde dell’Atlantico, intanto, si lavora alle garanzie di sicurezza da fornire a Kiev. Trump non ne ha discusso i dettagli coi leader europei, ma i team Usa e ucraini sono al lavoro. Zelensky ha annunciato che ci saranno una serie di incontri nel fine settimana tra una delegazione ucraina e gli alleati americani per elaborare un piano di base per le garanzie di sicurezza. Oggi, invece ha ricevuto l’inviato speciale Usa Keith Kellogg, al quale ha espresso apprezzamento per “la disponibilità degli Stati Uniti a far parte dell’architettura di sicurezza per l’Ucraina” che auspica siano definite “a breve”.
La Ong dei migranti sfida il governo scegliendo il porto di sbarco: “Azione non consentita? Ne siamo consapevoli”
Mediterranea era stata assegnata al porto di Genova ma ha arbitrariamente deciso di sbarcare i migranti a Trapani senza autorizzazione. Radicali e Avs in campo
Le Ong hanno ripreso il braccio di ferro con le autorità italiane: la nave Mediterranea, dell’Ong Mediterranea Saving Humans, alla sua prima missione nel bacino centrale, ha sfidato il Viminale e ha sbarcato arbitrariamente i 10 migranti a bordo a Trapani invece che nel porto di Genova che le era stato assegnato. Già nel pomeriggio di ieri erano iniziate le prime rimostranze: “È inumano e inaccettabile imporre altri tre giorni di navigazione a persone già drammaticamente provate dal naufragio”. Va considerato che Mediterranea è una nave di grossa stazza, di dimensioni abbondanti, a bordo della quale 10 persone avrebbero potuto comodamente navigare per raggiungere il porto di Genova.
Ma la Ong di Luca Casarini non si limita a operare nel Mediterraneo ma è impegnata anche in una fervida propaganda contro il governo Meloni che sfocia frequentemente nello scontro. Per tale ragione, cercando giustificazione dietro ragioni sanitarie che attualmente non sono state confermate, il comandante e il capo missione hanno deciso di disattendere gli ordini del Mrcc di Roma che coordina le operazioni in mare nel tratto di competenza italiana, scegliendo arbitrariamente e senza autorizzazione il porto di Trapani. Ad attenderli al molo c’era anche la polizia. “Poco prima che arrivassimo a destinazione ci è stato detto via radio se eravamo consapevoli che il nostro porto assegnato era quello di Genova e che quindi, stavamo compiendo un’azione non consentita. Abbiamo dimostrato che ne eravamo consapevoli”, ha dichiarato il capo missione Beppe Caccia.
“Il comandante della nave Mediterranea e io come capo missione a bordo abbiamo comunicato alle autorità italiane la decisione, di cui ci assumiamo la piena responsabilità, di cambiare il corso della rotta della e dirigere verso il porto di Trapani per assicurare lo sbarco in sicurezza alle 10 persone superstiti del naufragio tra mercoledì e giovedì”, ha dichiarato il video il capo missione della nave. “In questo modo disobbediamo a un ordine ingiusto e inumano del ministero degli Interni ma obbediamo fino in fondo al diritto marittimo e alla Costituzione italiana”, ha detto ancora. Tuttavia, esistono sentenze del Tar che spiegano chiaramente che l’unica autorità che può decidere il porto di sbarco è quella governativa nella figura del ministero degli Interni per ragioni di sicurezza, anche nazionale. Nelle prossime ore potrebbero essere comunicate eventuali sanzioni. Le Ong si fanno forti di alcune sentenze dei tribunali che hanno sospeso i fermi amministrativi per portare avanti la propria battaglia politica contro il governo facendo sbarcare (dove e quando vogliono) i migranti.
“Radicali Italiani sta con Mediterranea e mette a disposizione i propri legali, pronta a sostenere nuove azioni di disobbedienza civile e umana delle ONG che salvano vite, finché il salvataggio in mare non sarà finalmente riconosciuto come un dovere e non come un reato.
Finché ad essere considerato criminale non sarà più chi disobbedisce per umanità ma chi, come Piantedosi, obbedisce solo alla propaganda”, ha dichiarato Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani.
SCHIFOSI CHE USANO IL BUONISMO BEOTA COME SCUDO PER FARSI I FATTI LORO E $$$$
Le Monde parte all’attacco di Matteo Salvini dopo le dichiarazioni del vicepremier su Emmanuel Macron in merito all’invio delle truppe in Ucraina: “Nel panorama politico italiano, il capo della Lega (estrema destra) si distingue come la principale figura politica ad aver mantenuto i legami più stretti con il Cremlino”. Nel caos transatlantico, scrive il quotidiano francese, “e diplomatico europeo causato dall’ascesa al potere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la leader dell’estrema destra italiana, Giorgia Meloni, ha cercato di rilanciare il suo rapporto segnato da crisi e malintesi con Emmanuel Macron“.
Meno di tre mesi dopo, aggiunge il quotidiano, “un incontro a Roma con il capo dello Stato che avrebbe dovuto riallacciare i rapporti e dimostrare la buona volontà di entrambe le parti, il suo vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha aggiunto una nuova voce alla lunga lista di crisi diplomatiche che hanno gravato sulle relazioni franco-italiane da quando il leader nazionalista è salito al potere nell’ottobre 2022″. Ma nonostante la presa di posizione del quotidiano francese, non esiste una crisi diplomatica tra Italia e Francia. La replica indiretta è arrivata da capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: “La schiettezza che contraddistingue noi della Lega può sembrare a volte ruvida, ma spesso si è rivelata proprio la voce della ragione. Meglio essere chiari oggi che avere pantani militari domani. Salvini lo ha ribadito nettamente: l’Italia non deve farsi trascinare in ipotesi di invio di soldati in Ucraina”.
Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Mi pare sia giusto ricordare che le relazioni di politica estera le tengono il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. I nostri colloqui sono frequenti, per cui andiamo avanti.
Io credo che la forza delle idee sia quella che conta, se si vogliono ottenere dei risultati bisogna puntare sulle idee anche quando ci sono delle differenze”. Non è che, ha aggiunto, “con gli amici europei con gli amici europei abbiamo sempre la stessa idea, ma secondo me si ottengono successi con la forza delle idee piuttosto che con la violenza delle parole
Ilaria Salis attacca Libero? Un rovinoso autogol: travolta dagli insulti
sabato 23 agosto 2025condividi
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Una storia già vista e rivista. Ilaria Salis si avventura in un post sui social per attaccare Libero – e difendere i suoi compagni di lotta – e viene travolta dagli insulti. Questa volta l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha commentato il nostro titolo in prima pagina di oggi, sabato 23 agosto: “Sede gratis al Leonka. Niente casa alle famiglie. La sinistra cerca subito un posto per il centro sociale sgomberato. Migliaia di cittadini ancora senza abitazione per i cantieri bloccati”.
“Clamorosa svolta progressista di Libero! Dopo anni e anni di campagne d’odio contro i poveri e i quartieri popolari, finalmente si accorgono della crisi abitativa e addirittura si curano del diritto all’abitare. Bravi, ci vediamo al prossimo picchetto anti-sfratto. Casa per tutti, miseria per nessuno!”, il commento dell’eurodeputata su X. Peccato che abbia completamente travisato il senso dell’articolo, che si riferisce al terremoto giudiziario che ha travolto la giunta Sala e quindi bloccato tutti i cantieri della città.
In ogni caso, l’uscita – maldestra – di Ilaria Salis non sembra aver sortito l’effetto sperato, a giudicare dai commenti ricevuti sotto al suo post: “Il tuo concetto di crisi abitativa è occupare per te stessa. Buffona!”, “Ilaria anche per te c’è una bella casa che ti aspetta in Ungheria pregando sempre che la magistratura faccia il proprio dovere”, “certo che devi essere proprio masochista… ogni volta che fai un post ti riempiono di insulti”. Provaci ancora, Ilaria!